| Radioprotezione (macchine radiogene e Radon) |
INTRODUZIONELa protezione dai rischi derivanti da radiazioni ionizzanti per i lavoratori è decritta dal Decreto Legislativo 230/95 che sancisce anche le regole più generali della protezione della popolazione. Le radiazioni ionizzanti utilizzate in medicina, invece, devono sottostare ai dettami del Decreto Legislativo 187/2000 che descrive i principi di radioprotezione del paziente. Il campo di applicazione della radioprotezione risulta quindi ben più esteso della sola sicurezza nei luoghi di lavoro. La radioprotezione si basa su tre principi fondamentali:
Secondo la normativa vigente in Italia, il compito di valutare il rischio derivante da esposizione a radiazioni ionizzanti affidato all'esperto qualificato (EQ) i cui compiti sono definiti dal D.lgs. 230/95. L'esperto qualificato ha una formazione accademica ben precisa (laurea in chimica, fisica o ingegneria) e deve essere abilitato all'esercizio della professione da una commissione esaminatrice nominata dal Ministero del lavoro attraverso un esame, cui si può accedere solo dopo aver effettuato un tirocinio di formazione apposito. A seconda dell'energia della sorgente radiogena di cui l'EQ è responsabile, questo dovrà essere abilitato a tre diversi gradi (I, II e III) crescenti con l'energia della sorgente stessa ed iscritto al relativo elenco nominativo nazionale.
TIPOLOGIE DI RADIAZIONELe sorgenti di radiazioni possono essere di origine naturale o artificiale. La radiazione naturale è costituita sia dai raggi cosmici, particelle e raggi gamma di alta energia che provengono dallo spazio e che interagendo con l'atmosfera danno origine a radiazioni ionizzanti di tipo corpuscolare o elettromagnetico, sia dovuta alla radiazione terrestre. In quest'ultimo caso si intende il decadimento radioattivo (radioisotopi) di alcuni elementi naturalmente presenti nella crosta terrestre (esposizione al radon: prodotto gassoso della catena di decadimento dell'uranio e del torio). D'altra parte esistono sorgenti di radiazione ionizzante prodotte dall'uomo. Queste possono essere sia macchine come tubi radiogeni, endorali, acceleratori che radioisotopi artificiali; l'utilizzo di questo tipo di sorgenti è frequente in ambito industriale per diversi tipi di applicazione (analisi di materiali, contolli non distruttivii) e in ambito medico (medicina nucleare, radiologia, esami diagnostici e terapia). In ambito radioprotezionistico esistono numerose grandezze di misura volte alla determinazione dell'effettivo rischio cui un soggetto va incontro se esposto ad una o più sorgenti radiogene. Di particolare interesse al fine della classificazione del soggetto nella corretta categoria di esposizione sono la dose equivalente e la dose efficace. Questi due parametri tengono conto fondamentalmente di due fattori:
La distinzione tra dose efficace e dose equivalente si rende necessaria poichè i danni prodotti nell'interazione tra radiazione ionizzante e tessuto biologico dipendono a loro volta dal tipo di radiazione e dal tipo di tessuto: risulterebbe quindi poco efficace stimare la sola dose assorbita. I danni indotti dalle radiazioni ionizzanti sull’uomo possono essere di tipo somatico, ovvero che si manifestano solo nell’individuo esposto alle radiazioni, di tipo genetico, nel caso in cui si manifestino nella sua progenie, infine da irradiazione in utero. Un'altra distinzionetra i danni indotti dalle radiazioni ionizzanti è in deterministici (la cui frequenza e gravità sono legate alla dose) o stocastici (indipendenti dalla dose).
DANNI DA INTERAZIONE DELLE RADIAZIONI IONIZZANTI CONI TESSUTI BIOLOGICI |