| Atmosfere esplosive |
INTRODUZIONEL'articolo 288 del D.Lgs 81/08, modificato dal D.Lgs 106/09, definisce un'atmosfera esplosiva "...una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo accensione, la combustione si propaga nell’insieme della miscela incombusta." Affinché un esplosione avvenga devono essere presente tre elementi: il comburente (l'ossigeno presente nell'aria), un combustibile (gas, vapore o polvere) ed una sorgente di innesco (scintille di origine meccanica, fiamme libere o punti incandescenti, cariche elettrostatiche, radiazioni ionizzanti, apparecchiature elettriche, ecc.). Rispetto ai vapori ed ai gas, il pericolo di esplosione dovuto alle polveri viene spesso sottovalutato pur essendo quello spesso più devastante. Molti prodotti, apparentemente innocui (come farina, zucchero, plastiche, legno, pesticidi, metalli), una volta dispersi in aria come polveri possono determinare esplosioni tanto più violente quanto più piccole sono le particelle di polvere. INCIDENZAE’ difficile avere una stima riguardante le esplosioni in quanto sono noti solo gli incidenti riportati dalle autorità preposte, cioè quelli che hanno portato a infortuni o seri danni agli impianti e alle strutture. Un report dell’NFPA (National Fire Protection Association) sulle esplosioni occorse negli Stati Uniti indica che tra il 1900 e il 1956, 1.120 eventi hanno causato almeno 640 morti e più di 1700 infortuni; tra il 1958 e il 1977, 220 eventi si sono manifestati nelle industrie di grano causando 48 morti e 500 infortuni. Le più frequenti esplosioni dovute a polveri in sospensione aerea, si sono verificate nei silos per l’immagazzinamento dei prodotti agrolimentari: nel quinquennio 1977 – 1982 in tutto il mondo si sono avuti 24 casi con 97 morti e 234 feriti. Da statistiche riportate in U.S.A., Germania e Inghilterra, ogni giorno nel mondo si registra un’esplosione nelle industrie che utilizzano nel proprio processo produttivo materiale solido finemente disperso. Sono più di 2000 le esplosioni di polvere o di miscele gas/aria che accadono ogni anno in Europa, durante lo stoccaggio, il trasporto e la manipolazione di sostanze infiammabili o combustibili. In Germania la ripartizione dei settori nei quali accadono le esplosioni la seguente: Dalla banca dati dei Vigili del Fuoco risulta che nel triennio 2000 – 2002, in Italia ci sono stati 635 interventi per incidenti con GPL; tra questi, in 232 casi si è avuta un’esplosione della miscela infiammabile.
TIPOLOGIE LAVORATIVE A RISCHIO La possibilità di generare atmosfere esplosive riguarda moltissime tipologie lavorative, industriali e non. Una valutazione del rischio ATEX (Atmosfere esplosive) deve essere fatta nelle industrie del legno, della plastica, meccaniche, siderurgiche, farmaceutiche, alimentari (polveri di cacao, caffè, farine, lattosio, zucchero, tè, ecc.), minerarie ed estrattive. Anche i luoghi di stoccaggio di ingenti quantità di sostanze infiammabili (depositi, magazzini, pompe di benzina, ecc.) devono valutarne il rischio. Un'altra tipologia lavorativa non esente dal rischio ATEX è quella legata all'utilizzo di vernici o solventi a spruzzo, come le carrozzerie. I PRINCIPI DELLA PREVENZIONE
NORMATIVA VIGENTE La Direttiva Europea 99/92/CE relativa alle "prescrizioni minime per il miglioramento della tutela della sicurezza e la salute dei lavoratori che pssono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive" è stata recepita in Italia dal D.Lgs 81/2008, modificato dal D.Lgs 106/09, in particolare dal Titolo IX (Protezione da Atmosfere Esplosive). Gli Allegati XLIX, L e LI del D.Lgs 81/08 trattano rispettivamente le modalità di classificazione delle aree a rischio formazione di atmosfere esplosive (zone 0,1,2 per i gas e i vapori e zone 20,21,22 per le polveri), le prescrizioni minime per la tutela dei lavoratori esposti a rischio ATEX e la segnaletica di avvertimento per tale rischio.
(Fonti: ISPESL, D.Lgs 81 del 9 aprile 2008, D.Lgs 109 del 3 agosto 2009, DE 99/92/CE)
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