| Polveri e fibre |
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INTRODUZIONEPer polveri si intende materiale particellare prodotto dall’azione meccanica su di un corpo solido. Le polveri si distinguono in diverse categorie a seconda del diametro delle particelle, il quale determina il loro grado di penetrazione e di deposito all’interno dell’apparato respiratorio. Alcune sostanze, normalmente innocue, risultano essere estremamente pericolose per la salute se inalate sotto forma di polvere. Tra queste vi sono le polveri di silice libera cristallina (soprattutto quarzo e cristobalite) e le polveri di legno duro. Particolari tipi di polveri sono le fibre, caratterizzate da un rapporto tra lunghezza e diametro almeno di 3:1. Tra le fibre più pericolose c’è sicuramente il noto amianto, sotto il cui nome sono compresi il crisolito, l’amosite, l’antofillite, la crocidolite, la tremolite e l’actinolite. Il rischio legato all’amianto è attualmente legato quasi esclusivamente ai processi di bonifica, dal momento che dal 1992 è bandito qualsiasi utilizzo di tale fibra.
EFFETTI SULLA SALUTEL’insorgenza di patologie legate all’esposizione da polveri è strettamente correlata al tipo di materiale inalato (come le accertate polveri di legno duro e silice libera cristallina), al diametro delle particelle e alla quantità a cui è stato esposto il lavoratore. Gli effetti sulla salute comprendono una serie di affezioni a carico dell’apparato respiratorio, come:
Fra i quadri patologici legati all’esposizione alle fibre di amianto (o asbesto) occorre distinguere due differenti tipologie: quelle “dose-dipendente” come l’asbestosi (progressiva fibrosi polmonare), e quelle la cui insorgenza non può essere rigidamente riferibile ad una precisa dose, che sono rappresentate dalla patologia tumorale (come il tipico mesotelioma pleurico).
INCIDENZA
I PRINCIPI DELLA PREVENZIONE
NORMATIVA VIGENTEIl D.Lgs. 81/2008 fissa i seguenti limiti di esposizione:
valore limite di soglia (ponderato su 8 ore lavorative): 5 mg/m3aria (tramite campionamento personale della frazione inalabile)
valore limite d'esposizione (ponderato su 8 ore lavorative): 0,1 fibre/cm3aria (fonti: ISPESL, INAIL, D.Lgs n.81 del 9 aprile 2008)
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