| Radiazioni non ionizzanti |
INTRODUZIONEPer radiazioni non ionizzanti (NIR) si intendono quelle radiazioni il cui meccanismo principale di interazione con la materia non è quello della ionizzazione. In termini di spettro elettromagnetico le NIR si suddividono in una sezione non ottica di cui fanno parte i campi elettrici e magnetici statici e a bassissima frequenza (0 - 30 kHz), le radiofrequenze (30 kHz - 300 MHz) e le microonde (300 MHz - 300 GHz) ed una sezione ottica, cioè le cosiddette radiazioni ottiche (300 GHz - 30000 THz). Generalmente per radiazioni non ionizzanti si intendono quei campi elettromagnetici (o CEM) corrispondenti alla sezione non ottica.
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Numerose attività lavorative possono comportare esposizioni a campi elettromagnetici non ionizzanti, specie nei settori dell’industria e della sanità, peraltro a livelli di campo sensibilmente più elevati di quelli in gioco nelle tipiche esposizioni della popolazione. L’esposizione a CEM all’interno dei luoghi di lavoro dipende, oltre che dalle sorgenti, anche da una complessa serie di fattori, quali le eventuali misure di protezione o contenimento, la corretta installazione degli apparati ed il loro stato di manutenzione, le procedure di utilizzo, le caratteristiche degli ambienti, la disposizione delle postazioni di lavoro e le particolari abitudini di ogni singolo lavoratore interessato. Esposizioni a campi elettrici e/o magnetici statici o a bassa frequenza (ELF e LF) possono avvenire a livello industriale in processi di elettrolisi, di saldatura o di grafitazione, nel trasporto ferroviario, nelle centrali nucleari e negli acceleratori; mentre a livello sanitario nei pressi dei tomografi a Risonanza Magnetica Nucleare (NMR). Tipiche sono le esposizioni a campi elettrici e magnetici a 50 Hz che si hanno nei pressi di elettrodotti. Per quanto riguarda le radiofrequenze e le microonde, esistono diverse macchine ed impianti in grado di generare campi elettromagnetici di notevole intensità, tra cui riscaldatori industriali, apparati per telecomunicazioni (ad oggi il maggior contributo per l'esposizione della popolazione), videoterminali e sistemi antitaccheggio.
EFFETTI SULLA SALUTEL'interazione dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici non ottici sui tessusti biologici dipende dall'intensità dei campi stessi e, soprattutto, dalla loro frequenza. In generale a basse frequenze le radiazioni non ionizzanti inducono correnti elettriche nei tessuti elettricamente stimolabili, mentre all'aumentare della frequenza prevale l'assorbimento di energia (sotto forma di riscaldamento) nei tessuti in cui è presente acqua. La seguente tabella riporta più nel dettaglio gli effetti dei campi elettrici e magnetici in funzione della frequenza.
Quanto sopra menzionato riguarda i possibili effetti a breve e medio termine che le radiazioni non ionizzanti producono nei tessuti viventi. La comunità scientifica è molto discordante, invece, per quel che concerne i possibili effetti a lungo termine. Non è stata trovata un'oggettiva correlazione tra esposizione a campi elettromagnetici non ionizzanti e patologie degenerative (cancro, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica e morbo di Parkinson). L'unica eccezione è rappresentata dalla leucemia infantile per la quale è stata dimostrata un'associazione tra l'esposizione residenziale a campi magnetici ELF (Extremely Low Frequency) e un raddoppio del rischio di contrarre tale malattia, che comunque resta relativamente basso. Attualmente lo IARC (International Agency for Research on Cancer) inquadra le radiazioni ELF in classe 2B cioè come "possibilmente cancerogene" (al pari del caffè e dei sottaceti), mentre, per quanto riguarda le radiofrequenze, è tutt'ora in atto uno studio internazionale (denominato INTERPHONE) mirato a fare maggiore chiarezza sugli effetti sanitari provocati in particolare dalla telefonia mobile. INCIDENZAL'utilizzo di onde elettromagnetiche è divenuto ormai indispensabile per le nostre attività quotidiane (lavorative e non), basti pensare al solo campo delle telecomunicazioni. Pertanto, nella prevenzione dei possibili incidenti derivanti dall'interazione delle radiazioni non ionizzanti con l'attività lavorativa umana, va tenuta in considerazione l'esposizione di base che ciascuno di noi ha al cosiddetto elettrosmog. Tale ragionamento va per di più integrato con le contrastanti opinioni che la comunità scientifica ha prodotto in merito agli effetti delle NIR sulla salute umana.
I PRINCIPI DELLA PREVENZIONE
NORMATIVA VIGENTEIl Capo IV del Titolo VIII contenuto nel Decreto Legislativo 81 del 9 aprile 2008 è la sezione dedicata alla protezione dei lavoratori esposti a CEM. In esso (ed in particolare nell'Allegato XXXVI) si fa riferimento alle restrizioni di base utilizzate dall'ICNIRP (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti) per i vari range di frequenza. In particolare, per quanto riguarda i valori limite di esposizione (legati agli effetti biologici), si tiene conto soprattutto:
Per quanto riguarda i valori di azione (legati ai parametri fisici misurabili) le principali grandezze in gioco sono:
(fonti: ISPESL, IARC, ICNIRP, D.Lgs. n.81 del 2008)
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