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Rischi specifici

Polveri e fibre

Sostanze Chimiche

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Sostanze Biologiche

INTRODUZIONE

Il D.Lgs 81/08 definisce agente biologico “qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni”, dove per microrganismo si intende quella “entità, microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico”. In termini più comuni sono ritenuti agenti biologici i virus, i prioni, i batteri (e loro derivati), i funghi, i parassiti in genere e gli allergeni. A seconda del rischio di infezione, l’art. 268 del D.Lgs 81/2008, ripartisce gli agenti biologici in quattro gruppi:
 

GRUPPO

DESCRIZIONE

ESEMPIO

 I

presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani

nessun virus, fungo, batterio o parassita è contemplato in questo gruppo

 II

può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeuticheClostridium tetani (tetano), Epstein-Barr virus (mononucleosi), Paramyxovirus (morbillo, parotite, affezioni respiratorie), Streptococcus pneumoniae (meningite, polmonite), Herpes virus (varicella, zoster), Candida albicans (micosi cutanea)

 III

può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l'agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeuticheBacillus anthracis (carbonchio), Escherichia coli verocitotossigenici (enteriti e coliti emorragiche) Salmonella typhi (febbre tifoide), virus dell'epatite C, HIV (AIDS), virus della rabbia, taenia solium (cisticercosi)

 IV

può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeuticheVariola virus (vaiolo), Ebola virus, Marburg virus (febbre emorragica di Marburg), Junin virus (febbre emorragica argentina), Morbillivirus equino (peste e morbillo nei mammiferi), Lassa virus (febbre emorragica di Lassa)
 

Sebbene sia facile rendersi conto che alcuni luoghi di lavoro, come laboratori biologici, allevamenti in genere, falegnamerie, discariche, impianti di depurazione delle acque e di trattamento di rifiuti solidi, possano presentare un significativo rischio biologico per i loro lavoratori, spesso si sottovaluta tale rischio in luoghi di lavoro che apparentemente ne sono privi.  E’ evidente, invece, come le principali fonti di inquinamento microbiologico nei locali sono rappresentate dagli occupanti stessi (uomo, animali, piante), dalla polvere, dalle strutture e dai servizi degli edifici. A queste fonti, si aggiungono gli impianti di condizionamento dell’aria, dove la presenza di elevata umidità e l’inadeguata manutenzione facilitano l’insediamento e la proliferazione dei contaminanti biologici che possono così diffondere nei vari ambienti.

 

EFFETTI SULLA SALUTE

A seconda del tipo di agente biologico con cui l’uomo entra in contatto, possono aversi diversi effetti sulla salute, di gravità notevolmente variabile. All’interno del sito internet dell’INAIL è riportata una tabella con l’elenco di alcuni agenti biologici e le patologie a loro comunemente associate.
Oltre all’agente biologico in sé per sé è importante considerare anche le condizioni microclimatiche lavorative (come umidità e temperatura) nel caso di ambienti confinati, fattori, questi, strettamente correlati con la proliferazione dei microrganismi in genere. La valutazione dell’entità dei soggetti suscettibili, la predisposizione di interventi manutentivi degli impianti di condizionamento dell’aria, la definizione di opportuni intervalli di valori microclimatici sono elementi basilari per la definizione di appropriati standard di salubrità dell’aria.
 
 

INCIDENZA


La varietà e l’ubiquitarietà agenti biologici nelle molteplici realtà lavorative rendono il monitoraggio del rischio biologico statisticamente problematico. Altrettanto difficoltoso é l’utilizzo del monitoraggio biologico nella valutazione dell’avvenuto contagio da microrganismi, poiché risulta molto articolata la risposta adattativa o immunitaria dell’organismo umano ospite.


PRINCIPI DELLA PREVENZIONE

Tutte le attività necessitano di misure preventive ad hoc, più o meno restrittive, sia per quanto riguarda la protezione del lavoratore (uso e tipologia di DPI), sia per quanto riguarda le condizioni igienico-sanitarie dell’ambiente di lavoro, delle apparecchiature utilizzate e degli impianti aeraulici e idrici presenti. Pertanto sarà compito del datore di lavoro:
  • evitare l’utilizzo di agenti biologici nocivi o, qualora non fosse possibile, predisporre misure di protezione da essi
  • limitare il numero di lavoratori esposti
  • utilizzare l’apposita segnaletica per il rischio biologico
  • organizzare idonee procedure per ridurre al minimo la propagazione di agenti biologici fuori dal luogo di lavoro
  • predisporre adeguate procedure per la raccolta, l’immagazzinamento ed il trasporto di possibile materiale contaminato
 

NORMATIVA VIGENTE

Tutte le attività lavorative in cui vi è rischio di esposizione ad agenti biologici per i lavoratori sono regolamentate dal Titolo X del D.Lgs 81/08. In particolare, nell’Allegato XLVI del precedente Decreto, è riportato l’elenco degli agenti biologici classificati nei gruppi 2, 3 e 4. Per quanto riguarda l’impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati il riferimento normativo è rappresentato dal D.Lgs 206/01.
 
(fonti: INAIL, ISPESL, APAT, D.Lgs 81/2008, D.Lgs 206/01)
 
 

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