| Sostanze Biologiche |
INTRODUZIONEIl D.Lgs 81/08 definisce agente biologico “qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni”, dove per microrganismo si intende quella “entità, microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico”. In termini più comuni sono ritenuti agenti biologici i virus, i prioni, i batteri (e loro derivati), i funghi, i parassiti in genere e gli allergeni. A seconda del rischio di infezione, l’art. 268 del D.Lgs 81/2008, ripartisce gli agenti biologici in quattro gruppi:
Sebbene sia facile rendersi conto che alcuni luoghi di lavoro, come laboratori biologici, allevamenti in genere, falegnamerie, discariche, impianti di depurazione delle acque e di trattamento di rifiuti solidi, possano presentare un significativo rischio biologico per i loro lavoratori, spesso si sottovaluta tale rischio in luoghi di lavoro che apparentemente ne sono privi. E’ evidente, invece, come le principali fonti di inquinamento microbiologico nei locali sono rappresentate dagli occupanti stessi (uomo, animali, piante), dalla polvere, dalle strutture e dai servizi degli edifici. A queste fonti, si aggiungono gli impianti di condizionamento dell’aria, dove la presenza di elevata umidità e l’inadeguata manutenzione facilitano l’insediamento e la proliferazione dei contaminanti biologici che possono così diffondere nei vari ambienti.
EFFETTI SULLA SALUTEA seconda del tipo di agente biologico con cui l’uomo entra in contatto, possono aversi diversi effetti sulla salute, di gravità notevolmente variabile. All’interno del sito internet dell’INAIL è riportata una tabella con l’elenco di alcuni agenti biologici e le patologie a loro comunemente associate. Oltre all’agente biologico in sé per sé è importante considerare anche le condizioni microclimatiche lavorative (come umidità e temperatura) nel caso di ambienti confinati, fattori, questi, strettamente correlati con la proliferazione dei microrganismi in genere. La valutazione dell’entità dei soggetti suscettibili, la predisposizione di interventi manutentivi degli impianti di condizionamento dell’aria, la definizione di opportuni intervalli di valori microclimatici sono elementi basilari per la definizione di appropriati standard di salubrità dell’aria. INCIDENZALa varietà e l’ubiquitarietà agenti biologici nelle molteplici realtà lavorative rendono il monitoraggio del rischio biologico statisticamente problematico. Altrettanto difficoltoso é l’utilizzo del monitoraggio biologico nella valutazione dell’avvenuto contagio da microrganismi, poiché risulta molto articolata la risposta adattativa o immunitaria dell’organismo umano ospite. PRINCIPI DELLA PREVENZIONE Tutte le attività necessitano di misure preventive ad hoc, più o meno restrittive, sia per quanto riguarda la protezione del lavoratore (uso e tipologia di DPI), sia per quanto riguarda le condizioni igienico-sanitarie dell’ambiente di lavoro, delle apparecchiature utilizzate e degli impianti aeraulici e idrici presenti. Pertanto sarà compito del datore di lavoro:
NORMATIVA VIGENTE Tutte le attività lavorative in cui vi è rischio di esposizione ad agenti biologici per i lavoratori sono regolamentate dal Titolo X del D.Lgs 81/08. In particolare, nell’Allegato XLVI del precedente Decreto, è riportato l’elenco degli agenti biologici classificati nei gruppi 2, 3 e 4. Per quanto riguarda l’impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati il riferimento normativo è rappresentato dal D.Lgs 206/01. (fonti: INAIL, ISPESL, APAT, D.Lgs 81/2008, D.Lgs 206/01) Ci contatti per un preventivo gratuito per la valutazione del rischio biologico |


